C’è un’età in cui i sogni fanno ancora paura a chi li ascolta più che a chi li insegue. È l’età di Maira, la protagonista di Il potere di un sogno, il libro di Enrico Iodice pubblicato da bookabook: undici anni, un amore viscerale per la natura e un’idea che ai suoi genitori suona folle. “Voglio trascorrere una settimana da sola nei Magredi e nelle Grave del Cellina.”
I Magredi sono un luogo reale, un angolo di Friuli-Venezia Giulia poco conosciuto: una distesa ghiaiosa arida come una steppa, attraversata dal torrente Cellina, dove aquile reali, caprioli e cervi vivono ancora in piena libertà. Maira ci è cresciuta praticamente in braccio al padre, e in quel “regno delle pietre” ha imparato a costruire sculture effimere componendo sassi in equilibrio, un’arte che nel libro diventa anche parte visiva del racconto, con le sue creazioni fotografate tra le pagine.
Quando i genitori le dicono di no — “sei troppo piccola, magari da grande” — Maira non demorde. Escogita un piano quasi da romanzo di formazione: si iscrive al campeggio parrocchiale di Pasqua, sparisce discretamente non appena i genitori se ne vanno, e si procura un passaggio per tornare nei Magredi. Chiama la sua strategia una “bugia effimera”: un piccolo inganno con una data di scadenza precisa, destinato a sciogliersi da solo non appena avrà raggiunto il suo scopo. C’è solo un dettaglio, tutt’altro che secondario: come procurarsi cibo e acqua per sette giorni, da sola, nel letto di un fiume. Ma Maira non si trova impreparata nemmeno in questo caso: mesi prima, infatti, era riuscita a creare dei “campi-base” con cibarie e bevande varie, nascoste dentro delle piramidi di pietra.
È qui che il libro smette di essere solo il diario di un’impresa e diventa una favola. Nei Magredi, racconta Maira, esiste una rete invisibile che collega ogni cosa — pietre, piante, animali, persone — un po’ come l’acqua fa con i pesci del mare. Ed è in questa dimensione che, giorno dopo giorno, la bambina incontra creature che sembrano uscite da una mitologia tutta loro: Omtir, il re della danza; Spiffero, il padrone dei venti; Celsius, il gigante che va in letargo; Ignis, il drago che incendia i tramonti; Quanticus, che le insegna a curare i pensieri; Themis, la dea della giustizia. Ogni incontro corrisponde a una giornata della sua avventura e a una piccola lezione di vita: affrontare la paura, allenare la mente, usare i cinque sensi, restare determinati quando tutto sembra andare storto.
Il libro alterna così due registri che si intrecciano bene: da un lato l’avventura pura, con i suoi pericoli, la fame, la stanchezza e un momento di vera crisi al quarto giorno; dall’altro le riflessioni dell’autore — la voce adulta di Maira che, ripensando a quella settimana, ne trae una sorta di manuale sui sogni. Non fantasie vaghe, insiste il libro, ma progetti autentici: si scrivono, si visualizzano ogni giorno, si accompagnano a un piano concreto e a una buona dose di costanza. È un messaggio che il libro non tiene per sé fino alla fine, ma dissemina lungo tutto il racconto, tra un incontro fatato e l’altro.
Il ritorno a casa, dopo sette giorni, è forse il passaggio più bello: la doccia calda mai apprezzata così tanto, il letto morbido, la minestra della mamma mangiata come non mai. Ed è lì che Maira capisce qualcosa che resterà il vero cuore del libro: la felicità non è una circostanza che capita, ma una condizione che si sceglie, giorno dopo giorno, continuando a coltivare un sogno dopo l’altro.
Il potere di un sogno è un libro che si legge in fretta ma lascia addosso qualcosa di più lento: la voglia di andare a riprendersi quel sogno che, come dice l’autore, “magari è stato sommerso dalle urgenze della routine” — e di ricominciare a coltivarlo. Pubblicato da bookabook, la casa editrice che fa scegliere ai lettori i libri da pubblicare, porta con sé anche questa idea: a volte basta una comunità di persone che ci credono per trasformare un sogno, letterario o no, in realtà.







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